A ROBERTO SAVIANO, CONFIDANDO CHE IL TAM TAM MEDIATICO SIA PIU' FORTE DEI MEDIA DI POCHI

19.04.2011 10:07

Buongiorno Roberto Saviano. Ho deciso di scrivere a mano e non con un Times Roman di un personal computer per far trasparire ogni dettagli o di questa mia lettera; ed ho anche deciso di omettere la parola “caro”, usata sempre come formula di circostanza, perché lei caro non mi è. Affatto.

Sinceramente non ha mai reputato la sua personalità così “eccellente” a livello mediatico, magari era meglio se continuava a scrivere i suoi racconti sulla Napoli dominata dalla Camorra e accettasse l’idea di non avere alcuna competenza, né saggezza adeguata, per esprimere opinioni o farneticare tesi riguardanti l’area mediorientale.

Non oso pensare quanto abbia contato nella sua “ascesa intellettuale” (e non voglio saperlo) il fatto di essere tanto vicino ad un ambiente che, si, di media ne possiede la maggioranza nel mondo (e noi in Italia con il Cavaliere siamo un’eccezione) e non so quanto le sue dichiarazioni siano vergini da un indottrinamento finalizzato alla sua personale carriera. Quello che so è che la “democrazia” di Israele la conosco bene, l’ho vissuta sulla mia pelle e non solo: è la causa dei miei bruschi risvegli e dei miei incubi notturni. Sa, di quelli che ti fanno urlare e che mettono in allarme chiunque sia nella stessa stanza.

La inviterei a crescere e ad imparare qualcosa che non sia la solita “opera giù scritta” mille volte prima di le da coloro che di fosforo bianco e di fango ne hanno sparato a tonnellate sulla verità. La inviterei (come Vittorio Arrigoni prima di morire le ricordò in un messaggio video) a viaggiare fra la West Bank e Tel Aviv (che lei ama tanto), con una targa bianca palestinese, nelle strade riservate ai palestinesi, invece di scimmiottare i grandi intellettuali con SUV a targa gialla nelle comode autostrade costruite per gli israeliani e che i palestinesi sono costretti a guardare. E questo nonostante le imposte e le tasse che i lavoratori arabi quotidianamente pagano, lavorando sul territorio di quella Stato che lei chiama “democratico”. Come se in Italia si proibisse l’accesso sulla A1 o sulla A 14 ad africani o agli abitanti del Trentino Alto Adige.

Mi sa spiegare quale Stato ha visitato lei? Perché sa, pur viaggiando comodamente, Dio o chi per lui, ha dotato ogni essere umano di due organi visivi e di due altri organi uditivi e se questi non funzionano perfettamente, l’umanità e la ricerca hanno trovato soluzioni adeguate per renderli abbastanza funzionali e connetterli al cervello. Ed anche io, fra i miei viaggi nella “Terra Santa”, ne ho fatti di “comodi”. L’ultimo con il gruppo del “Teatro alla Scala” di Milano, che vanta tra le sue fila il grande Maestro Daniel Barenboim, israeliano, ebreo e primo ad aver avuto un passaporto palestinese a Ramallah, nel gennaio 2009. E non mi si venga a dire che uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo sia un pericoloso “assassino della democrazia”!

Bene, nel viaggio in questione sono stata fermata e perquisita con un mio compagno (che era all’oscuro dei miei precedenti viaggio per tentare l’ingresso nella Striscia di Gaza) e che aveva solo la colpa di fare con me la fila per il controllo dei documenti. I nostri passaporti, nonostante andassimo a Tel Aviv per portare cultura con la messa in scena dell’ “Aida” alla “Israeli Opera”, furono sequestrati e finché tutti controlli e gli interrogatori rivolti a me per il mio “rapporto” con il  malcapitato tenore non furono portati a termine, restammo controllati a vista da 3 agenti armati della sicurezza con l’impossibilità di muoverci. Meno male che ero con il “Teatro alla Scala” di Milano e non con la “Freedom Flottilla”! Altrimenti non ne saremmo usciti da quella situazione. Una prassi però definita “normale”.

Le dirò di più Saviano, perché mi sento in dovere di controinformare tutti coloro che prendono le sue parole come “Sacra Scrittura Moderna” solo perché ha avuto la fortuna di affacciarsi sul panorama culturale italiano in un momento in cui la cosa più culturale che esiste è la trasmissione “Report”; non deve essere sovrastimato per doti che, mi pare evidente, abbiano in tanti in questo paese. Anzi, per quanto lei possa aver fatto fortuna a scrivere sulla malavita che circonda il suo quotidiano, penso che il suo stile e la sua capacità espressiva a livello orale, non meritino neanche tutta questa attenzione.

L’ho seguita in “Vieni via con me” e le dirò molto sinceramente che i suoi scritti erano molto più avvincenti e che, non lo nascondo, dopo 4 minuti dall’inizio del suo intervento, non ho avuto bisogno della tisana per prender sonno.

Non me ne voglia Saviano, ma credo che ognuno debba avere la propria peculiarità e la sua, televisivamente parlando, è orientata altrove. Forse su un foglio WORD dove riesce ad esprimersi al meglio….. Io mi limito a scrivere oggi con carta e penna, senza neanche sprecare troppi fogli e correggendo qua sopra le imperfezioni della mia ilarità linguistica o della mia stessa grafia, forse non perfettamente comprensibile data la mia posizione appoggiata ad uno scalino davanti ad un bel Nespoli che tanto oggi m’ispira, ma penso che chi vuol capire, capisca bene il senso di questi miei pensieri mattutini.

Penso a Vittorio, che non scriverà più a causa di chissà quali manovre fatte all’ombra della sincerità di Haniyeh, penso a quando io provai a “valicare” il confine di Erez nei giorni in cui tutti erano intenti a festeggiare il Natale. Un gruppo di sventurati, si, un gruppo che per la prima volta tentò di passare all’inferno. Con me c’era un religioso di 79 anni, perquisito e maltrattato fin dal nostro sbarco all’aeroporto “Ben Gurion”, con me c’erano un fotoreporter, un giornalista, due avvocati, un’esperta di diritto internazionale, un senatore con la moglie biologa come me, due volontari che da anni combattono ingiustizie. E tutti noi, alle prime armi per un’azione PACIFISTA di questo genere, corremmo come coglioni il 24 dicembre alla nostra ambasciata, con la speranza di avere una qualche protezione in quanto volontari “natalizi” con borsoni di farmaci e vestiario da far sdoganare. La risposta del responsabile della sicurezza della nostra ambasciata fu: “Vi spareranno addosso e noi non abbiamo alcun modo di tutelarvi” .

Questo è l’esempio di Stato “Democratico” che lei vuole propinarci Signor Saviano? Non mi sembra un metodo poi così diverso da quello usato dai clan verso i quali sta sbraitando da anni. La minaccia continua, la sopraffazione, il piegarsi davanti alle ingiustizie per elemosinare un qualsivoglia lavoro. Non vedo tutta questa differenza.

Un apartheid costruito ad hoc per dominare un’area tanto importante come quella della Vecchia Palestina, un metodo di addestramento che prende ragazzini di 16 anni e li mette, con tanto di mitra in mano, a sorvegliare i check point. Lei lo ha mai passato un check point israeliano, Signor Saviano? Ha mai fatto ore di coda al mattino per esser perquisito per andare a lavorare o a trovare i suoi cari?

Mi risponderà che vive sotto scorta, che le minacce della malavita le hanno reso impossibile l’esistenza. Ma se lei volesse andare qualche mese in Texas, con l’american express a portata di mano, mi creda, nessuno le proibirebbe di uscire dalla dogana di Fiumicino o di Malpensa. E allora di cosa si parla? Qualche anno fa Giulio Andreotti disse: “Se fossi un palestinese nato in un campo profughi mi farei saltare in aria”. Sono parole di un ex Presidente del Consiglio, non di un esponente dell’integralismo islamico! Che poi ne ho conosciuti di “integralisti”, come li chiamiamo qua. Ho conosciuto uomini di Hamas, di Hezbollah, del Movimento Islamico del Nord palestinese. Ho conosciuto esponenti iracheni per i quali ho anche fatto uno sciopero della fame nel 2005 perché avessero un visto per venire a raccontarci come la nostra “democrazia da esportazione” riducesse la loro terra, dove avrebbero voluto restare e combattere un invasore moderno. Ma mai nessuno di questi, mai nessuno per le strade della West Bank, dell’Egitto, del Marocco o di altri paesi arabi, ha solo provato a torcermi un’unghia. Ho girato di notte per le strade di Algeri, di Damasco, di Ramallah e come donna mi sono sentita al sicuro e rispettata (per quel che ne vogliamo dire). Solo in Italia, alle 18,30 del pomeriggio, in pieno centro a Firenze, ho subito un tentativo di violenza da parte di uno stronzo di Lastra a Signa, con tanto di moglie e figli a casa che lo aspettavano per la cena.

Mettiamola da parte questa ipocrisia di comodo, che grida a tanti poveri ingenui di aver terrore di mille sfigati tunisini che porteranno Al Qaeda in Europa, e allo stesso tempo prende la mira, come ogni cattiva virtù, e prepara il terreno per far sì che questi poveri disperati lascino la terra dove sono nati.

Non capisco: si criminalizza chi lascia le proprie radici e le sposta altrove e dobbiamo osannare uno Stato che costringe i suoi nativi ad emigrare? Un po’ contraddittorio non le pare? La dignità di un palestinese per lei cos’è? Una qualità costruita dai salafiti? Ma per favore!

Intanto continuo a scrivere su ogni cosa che mi capiti sotto mano, dato che i fogli di carta li ho finiti, con la speranza che il TAM TAM di click online faccia arrivare a destinazione questo mio messaggio.

SA, nonostante la mia attitudine alla scrittura, non ho un editore disposto a pubblicare qualsiasi macchia d’inchiostro io getti su un foglio, non ho la fortuna che ha lei. Che ha avuto. Perché in tutti i miei manoscritti il mio pensiero è molto chiaro, si sa che sto dalla parte di chi non può. Sto dalla parte di coloro che hanno un sistema mediatico contro. E non è certo quello del nostro Premier! Magari le sue case editrici sarebbero pure interessare a pubblicare tanti miei deliri, ma, almeno per ora, risparmio soldi per la spedizione postale. Ad Majora!  

P.S. E non sto a raccontarle come in Palestina la puzza dei cadaveri bruciati dalle bombe israeliane sia diversa da quella della spazzatura a Napoli! Ed in Palestina se si prova a manifestare, la puzza resta all’infinito, perché sparando sui civili, i cadaveri aumentano e si trattano come roba da discarica!    

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