“Le mafie ci uniscono”, nel 150° d’Italia campagna dell’associazione daSud

15.03.2011 12:11

Nel clima saturo di celebrazioni retoriche e oleografiche ricostruzioni

dei 150 anni d’Unità irrompe l’allarme lanciato

dall’associazione daSud. Se non è stato possibile cucire

insieme i brandelli d’Italia nemmeno in occasione del giorno della

ricorrenza, e si fatica a riconoscere i tratti di una comune identità

nazionale, bisogna comunque riconoscere che “le mafie ci uniscono”.

Da Aosta a Palermo una lunga “conquista silenziosa”, attraversando

i sentieri delle complicità politiche e i salotti aperti dai “soci

rispettabili” dell’economia nostrana, ha risalito lo stivale occupando

da un capo all’altro il nostro Paese. E le mafie che nel 1861 venivano

scoperte, da fenomeni radicati e confinati nei luoghi della

questione meridionale, a distanza di un secolo e mezzo si presentano

ormai come un virus nazionale, uno dei principali collanti della

nazione tanto lacerata.

La recente notizia dell’ennesimo caso di infiltrazioni mafiose al

Nord, con lo scioglimento del consiglio comunale della cittadina ligure

di Bordighera, testimonia la pervasività della penetrazione

mafiosa. Mentre crollano le inconsistenti barriere erette in passato

dalle interpretazioni subculturaliste, basate su un’immagine del

Sud come immenso inferno dantesco popolato da diavoli e vittime

omertose, si sbriciolano le tesi minimaliste di chi nelle mafie ha

visto soltanto dei comuni fenomeni criminali.

Dal confronto con la realtà trova invece sempre maggiori conferme

l’interpretazione che scorge in esse una «patologia del potere»

e una speciale «patologia della modernità» (vedi da ultimo

quanto afferma Salvatore Lupo in “Potere criminale”). Difficile

spiegare altrimenti la resistenza temporale e l’adattabilità a contesti

molto differenti da parte di organizzazioni che si sono, non

certo da oggi, contraddistinte per l’abilità di operare dentro reticoli

sociali complessi e come soggetti “glocali”, capaci di agire

su scala ridotta e contemporaneamente nelle reti internazionali,

lecite ed illecite. Ma intanto l’“omertà di Stato”, condivisa da autorità

e istituzioni, lascia agire indisturbate cosche e fiancheggiatori,

lanciati in ogni direzione e verso qualsiasi forma di

investimento. Nel settentrione qualcuno ha da tempo scoperto

i vantaggi di certa emigrazione (di capitali), secondo l’antico

detto «pecunia non olet». Mentre al Sud, gli arresti di latitanti e

manovalanza, sono spesso sfruttati dagli esponenti di governo

per mascherare le lacune di un contrasto superficiale e rapsodico.

Partendo da questa analisi, che nelle mafie identifica uno degli

elementi strutturali della società italiana, daSud ha promosso

una lunga e articolata campagna che partirà il 14 marzo e proseguirà

per tutto il resto dell’anno. Manifesti e cartoline postali,

canzoni, video, spot radiofonici e flyer per il web, e ancora cartoni

animati, fumetti, eventi pubblici, mostre, fotografie e slogan.

Sono questi i tasselli di un percorso che cerca di coniugare

creatività, linguaggi diversi e nuovi spazi di partecipazione, e

vuole contribuire ad aprire una seria riflessione sul presente per

costruire un’Italia nuova, senza più mafie. Tutti sono chiamati

ad offrire il proprio contributo, partecipando alle tante iniziative,

ma anche attraverso la sezione dedicata alla campagna presente

nel sito dasud.it, dove sarà possibile trovare i materiali,

seguire gli eventi, inviare proposte e contenuti.

Per spezzare l’attuale alleanza tra le forze infette dell’economia,

della classe dirigente e della società, e rompere i nodi di un sistema

perverso che soffoca territori, persone e risorse a Nord

come a Sud, è necessario stringere un nuovo patto nazionale.

La società civile, le associazioni, il mondo del lavoro e della cultura,

la buona politica uniti possono diventare protagonisti di

una nuova lotta di liberazione nazionale, artefici del risorgimento

per una Italia antimafia. Adesso è l’ora di scegliere.

La scheda dell’associazione daSud onlus

Ricostruire memoria, mettere in rete le competenze, del Sud

e per il Sud. Elaborare idee innovative e di resistenza per

il Mezzogiorno. Ragionare attorno a una nuova e originale

identità meridionale.

Nasce nel 2005 in Calabria, con queste ambizioni l’associazione

antimafie daSud onlus, dalla volontà di un gruppo di donne e uomini

che sono partiti dal Mezzogiorno, ma non intendono lasciarlo

nelle mani di 'ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona

unita. E che, per questa ragione, lavorano a percorsi di comunicazione,

cultura, memoria, identità e ricercano, attorno a progetti

concreti, alleanze possibili tra cittadini, intellettuali, associazioni,

artisti, buona politica.

Sono tante le iniziative promosse nel corso di questi anni: tra queste

la “Lunga Marcia della Memoria”, per recuperare la memoria

delle vittime delle mafie, il progetto “e-migranti” sulla nuova emigrazione

intellettuale dal Sud, o il dossier “Arance insanguinate”

dedicato ai fatti di Rosario di gennaio 2010. Per non parlare

delle collaborazioni, come “Libeccio”, la collana della Round

Robin che racconta la storia delle vittime della criminalità organizzata

con il linguaggio del fumetto, o “Stopndrangheta.it”, il

primo archivio multimediale sulla ‘ndrangheta.

Da aprile 2009 inoltre l’associazione ha una nuova sede nazionale,

lo “Spazio daSud”, luogo aperto di incontro e sperimentazione

che si trova a Roma nel quartiere Pigneto (via Gentile da

Mogliano 168/170).

Contatti: www.dasud.it; fb:dasud onlus; telefono: 0683603427

fax: 1782733438

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