«Così i politici di Bordighera cercavano voti mafiosi». Il prefetto ha inviato a Bordighera i commissari antimafia che accerteranno se è il caso di sciogliere il consiglio comunale.

05.08.2010 13:14

«Se vai alla ricerca esasperata di persone che ti possono garantire pacchetti di cinquanta, cento voti, queste diventano automaticamente collaboratori elettorali. E se queste persone, poi, finiscono sotto indagine, e metà della giunta viene sentita dal pm, ecco che si è concretizzata un’infiltrazione criminale in un’amministrazione cittadina».

Gli intrecci sono venuti alla luce grazie all’indagine che ha portato in carcere il clan Pellegrino: nelle intercettazioni si parla di favori da rendere e richieste di voti soddisfatte. Ieri il prefetto ha inviato a Bordighera i commissari che accerteranno se è il caso di sciogliere il consiglio comunale.

I tre ispettori antimafia sono arrivati a mezzogiorno, e hanno subito incontrato il sindaco, Giovanni Bosio, e il segretario generale, Carmelo Cantaro. È iniziata ieri, con quello che tecnicamente viene definito “accesso”, l’attività della commissione di indagine inviata dalla prefettura di Imperia per accertare l’esistenza di possibili “condizionamenti” nella gestione amministrativa del Comune di Bordighera.

Si tratta della procedura prevista dall’articolo 143 del Decreto legislativo 267/2000, relativa allo «Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso».

La commissione, in pratica, dovrà esaminare tutte le pratiche che riterrà opportune al fine di valutare se, nell’affidamento degli appalti pubblici, o nella concessione di permessi, autorizzazioni, licenze e altro, l’amministrazione abbia agito o adottato provvedimenti sulla base di “spinte” esterne, magari per favorire determinate persone, o gruppi di persone.

Su tutto c’è l’ombra del possibile voto di scambio emersa dalle indagini che, a giugno, avevano portato in carcere il clan Pellegrino: nelle intercettazioni i riferimenti a rapporti tra alcuni amministratori e il clan (si parlava di “favori” e “aiuti” reciproci) non mancavano. Erano stati gli stessi carabinieri, con una relazione inviata al prefetto Francescopaolo Di Menna, a chiedere l’invio della commissione in vista di un possibile scioglimento dell’amministrazione. Ieri, come detto, è stata espletata la procedura di insediamento, da oggi gli ispettori inizieranno a studiare le carte.

 

Il 2 luglio l’assessore al bilancio del Comune di Bordighera Giulio Viale (Lega Nord) ha rassegnato le proprie dimissioni dopo la notizia dell’invio al prefetto di Imperia, Francesco Paolo Di Menna, di un’informativa dei carabinieri su possibili infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso. Viale ha rassegnato le dimissioni alla segreteria nazionale del partito, che dovrà vagliarle. «Se la notizia è confermata, rinnovo la richiesta di dimissioni: chiedo alla segreteria nazionale di lasciare la giunta, perché ritengo conclusa la mia attività», ha dichiarato l’assessore leghista.

Ma anche il consigliere incaricato alle manifestazioni, Alessandro Panetta (Pdl), ha annunciato di voler abbandonare il suo incarico all’interno dell’amministrazione comunale. Panetta è il primo esponente del PdL a voler abbandonare il governo cittadino con a capo il sindaco Giovanni Bosio.

L’informativa inviata dai carabinieri del comando provinciale al prefetto Di Menna è giunta al termine delle indagini che hanno portato agli arresti di otto persone a Bordighera, alcune di queste considerate «contigue» alla `ndrangheta.

Secondo le dichiarazioni di alcuni assessori comunali, alcuni degli arrestati avrebbero esercitato pressioni sul sindaco e su altri assessori per ottenere l’apertura di una sala giochi ed altri favori. Sara´ ora compito del prefetto di Imperia valutare se in base a quanto emerso dalle indagini «ricorrano elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli stessi amministratori, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali o il regolare funzionamento dei servizi a questi affidati».

 

 

 

 

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