Perché scontrarsi con il potere, quando è più semplice farsi potere? L’omelia del cardinale Bagnasco, generale di Corpo d’Armata dell’Esercito a riposo

12.08.2011 16:53

Il giorno in cui la Chiesa celebra la ricorrenza di San Lorenzo l’arcivescovo di Genova cardinale Bagnasco trova lo spunto per riaffermare ancora una volta la necessità della presenza «ad ogni livello» dei  cattolici nella politica. Se ne sente parlare da tempo, e ne sentiremo parlare ancora, del partito dei vescovi o delle parrocchie, queste ultime definite tutt’altro che «sparute e smarrite minoranze nell’agone politico… così non è e non sarà»,vedrete! Parola di cardinale.

Sicuramente a Sua Eminenza non manca la capacità di accostamenti arditi, e lo dimostra partendo dalla vicenda del martire spagnolo del III secolo che «fu ucciso dall’Imperatore Valeriano pochi giorni  dopo il martirio del Pontefice Sisto II. L’Imperatore romano voleva  rapinare la Chiesa dei beni che servivano alla sua missione e al  sostengo dei poveri. Lorenzo non li consegnò, e per questo fu bruciato  vivo».

Cosa abbia a che fare con i nostri tempi la vicenda del martire messo alla graticola (o più probabilmente decapitato) è arduo da capire. Certo che un motivo deve esserci per evocare un periodo burrascoso della Chiesa degli inizi, prima della provvidenziale conversione di Costantino e di Teodosio. All’epoca la Chiesa faceva gola al potere per i suoi beni: che l’alto prelato abbia voluto scoraggiare in partenza qualunque novello Valeriano che, per sanare il bilancio dello Stato, pensasse di tassare le ricchezze del Vaticano in Italia? Una ipotesi del genere è molto improbabile: non si vede all’orizzonte, né a sinistra né a destra, alcuno intenzionato a tale oltraggio e, tra esenzione ICI e prebende varie, Bagnasco può stare tranquillo. Ma il messaggio comunque è stato riaffermato.

Non si è molto lontani dalla verità se si ipotizza invece che il generale di corpo d’armata dell’esercito a riposo  Bagnasco abbia voluto dare la sveglia alle sue truppe, avvertendole che è l’ora di uscire dalle sacrestie e partire all’attacco. Le critiche agli interventi della Chiesa nella vita sociale e politica cominciano ad avere voci che, per quanto flebili, appaiono diverse e inaspettate, e il cardinale è costretto a domandarsi retoricamente:  «I cristiani sono forse pericolosi alla società civile? Sono tolleranti verso coloro che dicono di non avere fede o ne hanno una diversa? La loro partecipazione alla vita pubblica – ad ogni livello – è utile per costruire il bene comune, oppure la loro visione religiosa costituisce un ostacolo o, peggio, un pericolo per la collettività che oggi è multiforme e policulturale?»

Le risposte sono ovviamente scontate: i cristiani sono portatori di un patrimonio di valori senza i quali l’uomo è niente, e pertanto è necessario («un onore e un onere») portare tali valori nella società e nella politica. Certo, non fino all’estremo sacrifizio, ché queste cose le fanno i martiri ed è solo un’immagine per sollevare il morale della truppa. Ma lo scontro stavolta sarà incruento: perché scontrarsi con il potere, quando è più semplice farsi potere?

Giuseppe Ancona 

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