I blogger indipendenti che fanno informazione libera sono morti che scrivono. Prima o poi qualcuno dà una spintarella al loro fragile, precario equilibrio.

11.07.2011 16:28

Daniele Martinelli è stato condannato per diffamazione, avendo scritto che «il silenzio mafioso è la "strategia condivisa" che per ora accomuna Riccardo De Corato ad altri colleghi di partito », ed avendo sostenuto che De Coratopercepisce uno stipendio come deputato e uno come vice sindaco di Milano. La sentenza è immediatamente esecutiva: 10 mila euro più il pagamento delle spese legali. L'appello è consentito solo a chi deve pagare dal mezzo miliardo in su. Daniele ha chiuso il blog, almeno fino a quando non riuscirà a trovare i soldi che gli servono.

 Io potrei fare presto la sua stessa fine. Qualche mese fa, mentre ero steso a letto in attesa di essere operato, mi è arrivata una lettera da L'Aquila in cui venivo informato di avere un avvocato d'ufficio. Era un modo carino per dirmi che sono stato denunciato per diffamazione aggravata a mezzo stampa in relazione alla vicenda dell'ing. Armido Frezza e del crollo della palazzina in via XX settembre, nonostante avessi pubblicato la loro rettifica (non essendovi tenuto se non in virtù della mia idea di informazione libera, perché questo blog non è equiparato - e dunque non soggiace - alla legge sulla stampa) e nonostante avessi invitato pubblicamente e privatamente lo stesso, tramite sua figlia e il suo avvocato, a farsi intervistare per fornire la sua versione dei fatti. Leggete "Strane voci a L'Aquila" e "Prima diffida e richiesta di rettifica per Byoblu.Com". 
 Per lo stesso motivo, a giorni dovrò comparire alla Procura dell'Aquila, la stessa che per ironia della sorte ha acquisito agli atti la mia inchiesta sulla videocassetta che uccide, nel corso delle indagini che hanno condotto al processo alla Commissione Grandi Rischi, per rendere le mie dichiarazioni nel corso di un interrogatorio prima dell'avvio della causa (il pm non ha ritenuto di archiviare). Frezza è difeso dallo studio legale Mazzarita. Chi è del mestiere sa di cosa parlo. Con una delle sue parcelle più insignificanti, probabilmente potrei pagarci tutti i debiti contratti con il blog. 
Non ne avevo parlato prima perché non volevo dare l'impressione di cavalcare gli eventi. Ne parlo ora perché la condanna di Daniele è l'occasione per far comprendere come un blog come questo non sia esattamente come parlare di taglio e cucito la sera nel tempo libero. Un conto é divertirsi a commentare le ultime uscite di una classe politica imbarazzante, un conto è raccontare le cose che succedono in un territorio di guerra come lo era l'Abruzzo nei mesi successivi al terremoto, quando il resto dell'informazione ufficiale e blasonata taceva o si concentrava sugli orsacchiotti di peluche in mezzo alle macerie. Si può parlare di peluche avendo alle spalle un editore che ti garantisce dalle ritorsioni legali e, all'estremo opposto, si possono pestare i piedi che nessun'altro vuole pestare, avendo alle spalle solo debiti o, i più fortunati, una casa da ipotecare.

 Al di là della tutela legale, che in alcuni casi può essere coperta da qualche avvocato generoso che si mette a disposizione in forma gratuita, se si viene condannati bisogna pagare somme che per il querelante di solito sono spiccioli, ma che per un blogger significano la galera. Una condanna per diffamazione (al di là della ragione e del torto, su centinaia e centinaia di contributi una virgola fuori posto può sempre scappare) significa una ed una sola cosa: la fine di un blog, anche se storico e conosciuto, e la rovina personale di un blogger, che non può che smettere di fare quello che fa e iniziare a preoccuparsi di salvare se stesso. 

  Dobbiamo solo decidere se questo è un mestiere che si può fare, da persone libere e indipendenti, oppure se non si può fare e bisogna tornare indietro a quando esistevano soltanto i giornalisti, perché i blogger indipendenti che fanno informazione libera sono morti che scrivono. Prima o poi qualcuno dà una spintarella al loro fragile, precario equilibrio. 

 Per questo, insieme ad alcuni illuminati tra di voi, sto valutando come dare vita ad una associazione che si occupi di sostenere materialmente i blogger indipendenti che sono in costante difficoltà e che secondo il vostro giudizio rendono un valido servizio alla collettività. La tutela legale è solo uno dei problemi di uno spazio libero e indipendente come questo. La sopravvivenza fisica viene ancora prima. 
 I tempi sono ormai maturi. Con l'estate, speriamo di coglierne i frutti.

 Nel frattempo, mi corre l'obbligo di segnalarvi che se prima delle vacanze desideratecontribuire alla causa (mai espressione fu più azzeccata: anche solo fare avanti e indietro da Milano a L'Aquila ha un costo), sapete come fare:http://www.byoblu.com/page/sostienimi.aspx 

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